Il presidente Briola a Bruxelles, per ribadire che la donazione di sangue rimane anonima, volontaria e gratuita !

Noi in Italia siamo per un sistema di donazione volontaria e non remunerata per garantire la proprietà statale dei farmaci e speranza di cure a tutti i malati. Già due anni fà era stato ribadito in sede di commissione Europea alla presenza dell’ on. Giovanni La Via, che lo ribadì in occasione della 48 assemblea regionale dell’Avis Sicilia.

La conferenza indetta dalla Commissione europea a Bruxelles, a seguito della valutazione della legislazione Ue in materia di sangue, tessuti e cellule, si chiude con un messaggio che, prendendo spunto dal modello italiano, punta a creare un’unità di intenti anche con gli altri Paesi membri. O quantomeno è quello che si augurano i nostri rappresentanti.

Siamo riusciti a creare un dibattito e un confronto sul sistema di donazione che a oggi vede l’Italia capofila di quelle nazioni che fanno della scelta etica e non remunerata – dice il presidente di Avis Nazionale, Gianpietro Briola – presente ai lavori, con la sempre e stessa posizione della conferenza dei presidenti regionali Avis d’Italia, ovvero, quella di continuare a difendere il mondo del volontariato etico. Purtroppo in Europa ci sono realtà che spingono affinché la legislazione venga modificata e introduca la possibilità, per i singoli Paesi, di attuare la formula su cui si regge, ad esempio, il sistema statunitense (dove cioè i donatori vengono pagati).

Nazioni come Germania, Austria, Repubblica Ceca o Romania, tanto per citarne alcune, adottano il sistema del doppio binario, donazione di sangue intero e plasma a pagamento: “In occasioni come quella di oggi si cerca di far credere che per avere disponibilità di farmaci, in particolare quelli plasmaderivati, sia necessario pagare i donatori – prosegue il presidente Briola -, ma noi ci siamo opposti. Noi insistiamo nella difesa della Legge 219, che regola il nostro sistema e che vogliamo mantenere intatta contro ogni possibile tentazione di modifica che offuschi l’eticità dell’intero percorso: dal donatore al paziente, per i globuli rossi e i plasmaderivati”.

“E’ chiaro il pericolo potrebbe arrivare qualora venisse modificata l’attuale legislazione, ogni Paese avrebbe la facoltà di decidere se iniziare a pagare o meno i volontari per il loro impegno e come lo stesso Briola ha spiegato, a Bruxelles c’erano dei rappresentati di malati affetti da immunodeficienze che, per curarsi, devono assumere immunoglobuline. Ebbene, la loro posizione, che per certi versi può risultare legittima, è che non importa con quale criterio avvenga la donazione, purché i farmaci siano sempre a disposizione“. Oggi siamo sempre più consapevoli che c’è ancora molto da fare per dimostrare che questo sistema volontario è efficiente e sostenibile sia sotto il profilo della qualità del prodotto che per il ruolo del singolo Stato a tutela dei propri pazienti”. Salvatore Mandarà.