Carenze di sangue e fake news, ecco perché lavorare sulla programmazione è fondamentale

Un grido d’aiuto. Un appello alla comunità. Un sms. Un numero di telefono a cui fare riferimento perché “Luca (nome di fantasia, ndr) ha urgente bisogno di sangue”. Un bambino, nella maggior parte dei casi, ecco chi è Luca. O magari un giovane al di sotto dei trent’anni.

Generalmente, Luca è sempre malato di leucemia e spesso ha bisogno di un trapianto di midollo osseo. “Chi può vada a donare sangue nel centro trasfusionale più vicino”, questa è l’indicazione di massima a cui è associato il contatto telefonico a cui rivolgersi.

Quella sulle carenze di sangue e le necessità urgenti di trasfusioni, per un paziente piuttosto che per un altro, è una delle fake news che, sempre più spesso, per una via o per l’altra, rischiamo di ritrovarci su WhatsApp. Da un numero di cellulare che, di solito, quando si prova a contattare, risulta inesistente. Come nel caso di Riccardo Capriccioli, il piccolo di 17 mesi, che, malato appunto di leucemia fulminante, avrebbe avuto bisogno, nella fattispecie, di sangue del gruppo B positivo. Si “gioca” molto sulla sensibilità delle persone, motivo per cui, spesso, il paziente di turno che avrebbe bisogno è un bambino. Come Riccardo. Ma non è così.

Eppure questo avviene. Ma perché? «Quello della programmazione delle donazioni è un tema su cui, insieme a ministero della Salute e Centro nazionale sangue, da tempo ci stiamo impegnando per garantire scorte di emocomponenti che assicurino non solo le cure e l’assistenza per i pazienti, ma il regolare svolgimento delle attività ospedaliere – spiega il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola –. Il nostro sistema sangue funziona, i dati ci dicono che l’Italia è autosufficiente per quel che riguarda la raccolta dei globuli rossi, quindi l’impegno dei nostri donatori garantisce la copertura del fabbisogno nazionale».

Quali rischi potrebbero comportare “bufale” di questo tipo? «Il pericolo è quello di far passare il messaggio di un sistema caotico e disorganizzato che, a lungo andare, potrebbe addirittura portare ad allontanare potenziali donatori da questo mondo. Un po’ come gli appelli alla donazione che, soprattutto in estate, fanno pensare che ci sia sempre bisogno: la realtà è che il nostro sistema non lavora rincorrendo le emergenze. A volte possono verificarsi dei picchi dovuti ad attività ospedaliere straordinarie, come interventi chirurgici d’urgenza, che richiedono sacche aggiuntive, ma questo non deve far spaventare nessuno. Il sangue non si può comprare e va donato sempre, non solo di fronte a un appello che, spesso, può anche risultare falso: lavorando sulla programmazione, le scorte copriranno le necessità di tutti».