Il portavoce del Terzo Settore… scrive ai parlamentari siciliani

L’Assemblea Regionale sta per avviare la discussione per l’approvazione del disegno di legge n. 733 “Legge di stabilità regionale 2020/2022.”
Si tratta di una norma legislativa attesa dalla comunità siciliana ormai prostrata dall’emergenza sociale ed economica che la pandemia ha indotto.
L’emergenza COVID 19 ha impattato pesantemente e nel futuro lo farà ancora di più sul sistema sanitario, sulle imprese, sulle famiglie, ma tante sono ancora le criticità aperte
che richiedono l’adozione di specifici provvedimenti.
Una prima riguarda la strategia generale da assumere per le persone ospitate in RSA, e per le altre ospitate in centri di accoglienza / assistenza (minori, immigrati, MISNA,
tossicodipendenti, etc.). Inoltre non vanno dimenticate le persone con disabilità che necessitano dei servizi domiciliari, a maggior ragione a seguito della sospensione di tutti
quei supporti socio-assistgenziali, educativi e abilitativi erogati dai centri a valenza diurna (CSE), cosi come coloro che vivono in strutture residenziali; gli studenti disabili,
a casa senza sostegno a seguito della sospensione delle attività scolastiche.
A questa platea vanno aggiunti le persone anziane parzialmente o totalmente non autosufficienti e i minori con i genitori impegnati in attività lavorativa.
Si tratta di centinaia di migliaia di persone che oggi si trovano in ulteriore difficoltà, persone che necessitano dei servizi forniti da tantissimi operatori e volontari in strutture o a domicilio.
I servizi domiciliari riguardano problematiche di diversa natura: sono migliaia le famiglie – già provate da tutte le difficoltà della situazione – che si ritrovano ulteriormente gravate di altri oneri a causa della sospensione dei centri e aiutate, per quanto possibile, stante la situazione – dagli operatori sociali. E poi vi sono gli anziani soli, ai quali anche solo portare a casa la spesa o i farmaci li allevia dalle difficoltà.
Vi è il rischio che centinaia di migliaia di persone e di famiglie siano abbandonate a loro stesse e rispetto ad esse, gli enti del Terzo settore, sulla base dei loro principi e valori, con grande spirito di adattamento alle eccezionali mutate condizioni – pur nella sostanziale disattenzione delle istituzioni pubbliche – sono, forse, gli unici strumenti che provano quotidianamente a cercare di portare aiuto e sollievo.
Ma l’emergenza COVID 19 colpisce duramente anche il mondo del Terzo settore sotto più punti di vista: · da un lato, vi sono gli enti che sono in prima linea – come già sopra riportato – e che hanno ancora aperte le loro attività (ad esempio: la filiera del servizio sanitario, gli aiuti a domicilio, le case di riposo, i servizi domiciliari verso i disabili e i non
autosufficienti; i senza fissa dimora; la cooperazione allo sviluppo; la raccolta del sangue; etc.
· dall’altro, tutti gli enti che hanno le attività sospese a seguito di quanto previsto dai vari Decreti (quelli che operano nei settori della cultura, ambiente, sport, spettacolo, servizi diurni, infanzia, ricreazione, etc.
Si tratta, nel complesso, di una realtà in Sicilia fatta da oltre 40.000 organizzazioni, oltre 200.000 volontari, 41.000 lavoratori, che è completamente sconvolta se non stravolta.
I provvedimenti assunti dal Governo (l’estensione della cassa integrazione anche ai soggetti non d’impresa e anche al di sotto dei 5 dipendenti, gli ammortizzatori sociali
anche per i collaboratori sportivi, le misure sui servizi domiciliari e la previsione della coprogettazione dei servizi sospesi, etc.) vanno nella giusta direzione e forniscono una
prima parziale risposta, ma molto vi è ancora da fare.
L’attenzione al servizio sanitario è più che necessaria, ma non è sufficiente: certamente servono anche politiche e interventi in ambito economico, lavorativo, a favore delle
famiglie per alleviare le conseguenze dell’epidemia, ma servono anche politiche Soci del Forum Sicilia: sociali per salvaguardare e ricostruire il nostro welfare, i suoi presidi territoriali e i suoi operatori una volta terminata l’epidemia.
Riportiamo qui di seguito per punti sintetici, le principali criticità e le proposte. Emergenza 1) Enti in prima linea / operativi a. Protezione della salute (DPI e sanificazione dei locali e degli automezzi). Fare i tamponi a tutte le persone ospitate in strutture sociali e socio sanitarie e a tutti gli operatori (dipendenti e volontari) impegnati nel settore sociale e sociosanitario (sia residenziale che domiciliare). Distribuzione agli operatori del settore sociale e sociosanitari dei DPI, prevedendo contributi a tale scopo.                  Sanificazione delle RSA, centri socio-assistenziali-educativi e automezzi prevedendo una partecipazione ai costi per gli ETS aperti ed operativi in RSA, nei vari centri di accoglienza/assistenza, nelle centrali operative ambulanze, raccolta sangue, etc. Sostegno economico per adeguare gli ambienti di lavoro e associativi alle prescrizioni del protocollo sottoscritto lo scorso 24 aprile. Prevedere un sostegno economico agli operatori, dipendenti e volontari degli ETS che sono stati contagiati o dovessero contagiarsi
(nel caso l’origine del contagio fosse accertata a causa dello svolgimento delle attività).
Accoglienza, necessità che vengano definiti dei protocolli per come gestire i contagiati nelle strutture di accoglienza. Minori con genitori contagiati: occorre pensare a come gestire i figli di persone (es. personale medico) infettate e che devono essere tenute in quarantena, anche attraverso apposite strutture di accoglienza.                                                       Servizi sociali / domiciliari,  Superare le criticità con le PP.AA. nel dare attuazione all’art 48 del DL 18/2020 riprogettando i servizi nei centri e riconvertendoli a servizi domiciliari; inoltre è importante che in tali casi vi debba essere una complementarietà e non una cessazione della CIGS. Volontariato locale, per rendere maggiormente efficace ed efficiente l’azione dei volontari occorre promuovere la costituzione di un tavolo di coordinamento regionali anche coinvolgendo i distretti sanitari, rimborso delle spese effettivamente sostenute dalle associazioni e dai volontari per le attività svolte durante la fase di emergenza; enti con attività sospesa e generalità degli enti.
La sospensione delle attività non consente di porre in opera le attività (adesione dei soci, attività sociali, svolgimento di progetti, raccolta fondi, etc.): con conseguente rischio di mancanza di risorse e di liquidità con le quali coprire anche le sole spese di struttura (es, affitti, utenze, personale, etc.). In generale tutti gli ETS si trovano ad affrontare analoghi problemi.
Nell’immediato occorre che:  la Regione Siciliana e le altre istituzioni territoriali accelerino le procedure e liquidino quanto prima il dovuto a seguito di progetti, convenzioni, servizi, etc..
b. venga facilitato l’accesso al credito e alla liquidità per gli ETS attraverso l’estensione a tutti gli ETS delle misure di credito agevolato
c. sblocco immediato di tutte le risorse disponibili nei diversi fondi sociali afferenti l’Assessorato alla Famiglia. Parte di esse sono utilizzate proprie per i pagamenti delle spettanze agli ETS;
d. contribuire al pagamento dei costi di locazione sostenuti dagli Ets con le attività sospese
e. Vanno prorogate sino al 31 dicembre 2021 tutte le convenzioni, contratti per la fornitura di servizi, sociosanitari e socioeducativi, contratti che comportino l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi della L. 381/1991, accreditamenti in ambito socio-assistenziale, sociosanitario e socioeducativo, anche in deroga alle normative in materia di contratti pubblici, tra EE.PP. e ETS.
L’attuale emergenza, anche se correttamente gestita, porterà con sé pesanti conseguente. Occorre fin da ora prefigurare gli scenari e gli strumenti che saranno necessari per salvaguardare gli ETS, i suoi operatori (volontari e dipendenti), intere parti del sistema di welfare siciliano.
Andrà svolta una approfondita riflessione ma di certo gli ETS in primis dovranno trarre insegnamento da quanto accaduto e ripensarsi, in particolare tendendo ad essere
maggiormente solidi economicamente e, di conseguenze, maggiormente resilienti.
Sarà poi necessario attivare un piano di ricostruzione per il Terzo Settore che sia in grado di sostenerlo sia dal punto di vista finanziario che economico. Non si potrà prescindere dalla costituzione di un apposito Fondo regionale dedicato al rilancio del Terzo settore siciliano.
La proposta del presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo, che ha fatto il 25/03/2020 al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano è
una soluzione interessante ad una esigenza che riguarda tutto il terzo settore nazionale.
Si tratta di costruire un grande fondo per il quale sono necessarie stimabili risorse non inferiori a 10 milioni di euro articolato su almeno due obiettivi: finanziamento a fondo
perduto per recuperare almeno in parte le risorse non percepite dal blocco delle attività, sostegno a programmi pluriennali volti alla rimessa a regime delle attività ordinarie e alla loro qualificazione e innovazione. Per finanziarlo si possono utilizzare le risorse dei Fondi EU ancora non impegnate. In particolare, sarà importante anche un cambio di paradigma nell’uso di tale fondo e cioè si dovrà passare dal sostenere progetti (cioè attività con ricadute circoscritte) a finanziare soggetti e i loro
programmi (cioè la ricaduta sociale della loro attività ordinaria).
Nel rilanciare i rapporti tra EE.PP e ETS, al fine di promuovere il più ampio coinvolgimento e coresponsabilizzazione della società civile nella gestione dell’emergenza Covid-19 e nelle successive iniziative volte a favorire il rilancio della nostra Regione, le attività di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs. 117/2017 dovranno essere di norma realizzate tramite procedimenti di coprogettazione ai sensi dell’art. 55 del d.lgs. 117/2017.
Le reti regionali di ETS possono essere un importante volano nel promuovere e diffondere buone prassi e modelli.
Sarà inoltre necessario che sia posta adeguata attenzione al fenomeno della Immigrazione, salvaguardando i diritti delle persone immigrate (es. a partire dalla l’estensione dell’assistenza sanitaria) e valorizzando il contributo sociale ed economico di cui sono portatori.
L’emergenza COVID ci insegna quanto sia doverosa una adeguata attenzione al welfare sociale, sia in termini di corretta considerazione nella elaborazione delle politiche pubbliche e nei vari interventi – sia ordinari che emergenziali – sia per quanto attiene un corposo intervento sulle dotazioni economiche. Più in generale andrà avviata una riflessione sul sistema di welfare che, piuttosto che “monetizzare il disagio” metta in pista strumenti che orientino la spesa verso l’erogazione dei servizi.
Serve un vero e proprio Piano sociale per accompagnare i trasferimenti economici con un sistema di servizi e strutture educative sociali e socio sanitarie territoriali, le uniche
che possono arginare l’emergenza, riducendo ora le gravi tensioni e problematiche sociali e ponendo le basi per avere domani un sistema funzionale ad uno sviluppo
inclusivo e una società più solidale e giusta.
Aiutateci ad aiutare.
Grazie per l’attenzione
Il Portavoce Reg.le
Giuseppe Di Natale
Siamo disponibili per ulteriori chiarimenti e specificazioni.
I nostri recapiti:
Giuseppe Di Natale 3356572684
sicilia@forumterzosettore.it forumterzosettoresicilia@gmail.com

I commenti sono chiusi