Solidarietà e Volontariato… la fine di un valore

Nel pieno rispetto dell’operato di tutte le istituzioni che operano nell’importantissimo comparto del Terzo Settore, sarebbe opportuno chiarire la differenza che c’è tra Terzo settore, Non profit e Volontariato, con l’invito a non fregiarsi sempre e comunque dell’espressione “volontariato”, quando si va al di là di chi  opera “gratuitamente” ed “esclusivamente nell’interesse dei terzi”:

·        Terzo settore: dopo il Primo settore che è la “Pubblica Amministrazione”, viene il Secondo settore che è rappresentato dal mondo del “profit” (percezione e distribuzione degli utili), a seguire il Terzo settore che rappresenta il mondo del “non profit” (percezione e non distribuzione degli utili che, se presenti,  debbono essere reinvestivi);

·        Non profit: espressione generica che oggi, con l’avvento del Codice del terzo Settore, rappresenta chi opera senza scopo di lucro, senza profitto; ma al suo interno sussistono comunque le seguenti differenze:

o   Cooperative sociali (ONG, Fondazioni non bancarie, enti filantropici, società di mutuo soccorso, ecc.) che sono delle vere e proprie imprese di interesse sociale che non distribuiscono utili; ma i loro dipendenti percepiscono regolari stipendi, quindi non sono Volontari; le grandi istituzioni presenti su tutto il territorio nazionale sono rappresentate dal Forum del Terzo settore (unico interlocutore nazionale per tutto il Terzo settore). Al loro interno operano spesso alcuni volontari. Prima del Codice del TS erano assistite da una legge ad hoc.;

o   APS: le associazioni di promozione sociale, come detto, sono quelle che operano gratuitamente, ma nell’interesse dei propri associati. Sono generalmente grandi istituzioni; hanno anche propri dipendenti regolarmente retribuiti, che non sono Volontari; Le APS sono rappresentate dal Forum del Terzo settore. Prima del Codice del TS erano assistiti da una legge ad hoc.

o   Grandi ODV: nel Volontariato della gratuità assoluta in quanto espletata esclusivamente nell’interesse di terzi, le grandi organizzazioni hanno propri dipendenti che non possono chiamarsi volontari, mentre sono volontari i propri soci; Prima del Codice del TS erano assistite da legge ad hoc (L. 266/91);

o   Piccole ODV: della gratuità assoluta in quanto espletata esclusivamente nell’interesse di terzi; la grande maggioranza di esse non ha propri dipendenti; tutte non hanno rappresentanza istituzionale. Prima del Codice del TS erano assistite dalla legge 266/91. SONO QUESTE LE UNICHE ISTITUZIONI I CUI SOCI HANNO DIRITTO DI ESSERE CHIAMATI “VOLONTARI” IN QUANTO ESSI RAPPRESENTANO IL VOLONTARIATO DELLA “GRATUITA’ E DEL DONO A TERZI DEL PROPRIO IMPEGNO”.

A  questo punto possiamo chiederci: fermo il fatto che è immorale raddoppiare l’Ires per gli Enti non Profit, ma cosa c’entra l’IRES con le piccole ODV?.  La gran parte delle Organizzazioni di Volontariato non hanno Partita Iva ma solo il codice fiscale, possono fare attività commerciale marginale ( ex Legge 266/91 )  e non sono quindi interessate dall’Ires: non va quindi utilizzato impropriamente il termine di “volontariato” e confuso con “Solidarioetà” e/o “Terzo Settore”.

Il  Volontariato, non può mai essere retribuito, in quanto fa della gratuità e del dono la propria stella polare.

Se prima della Legge di Riordino del Terzo Settore c’era confusione, questa è stata alimentata da un Codice del Terzo Settore sbagliato in quanto va a favorire ed aiutare le grandi organizzazioni del Terzo Settore, abbandonando le piccole associazioni di Volontariato che erano e continuano ad essere, nonostante tutto,  l’anima di questa nostra Italia.

Mi piacerebbe che l’allora Sottosegretario Bobba, già Presidente Nazionale delle Acli e Portavoce del Forum del Terzo Settore, ideatore di questa legge ( Legge di Riordino del Terzo Settore ndr), ci spiegasse cos’ha in comune un’Associazione di Volontariato di poche decine di persone, che va ad assistere i malati in ospedale, con quelle grandi organizzazioni con migliaia di iscritti che, per esempio,  hanno imbarcazioni e gestiscono gli sbarchi degli immigrati o i centri d’accoglienza dei migranti in Italia, oppure con le Imprese Sociali, che fanno un ottimo lavoro forse, ma che hanno struttura e organizzazione pari al profit.

Il settore del Non Profit  attendeva una legge che disciplinasse e regolasse meglio la normativa fiscale dopo tutte le leggi sul settore in forma generale o specifica, che sono uscite negli ultimi decenni, ma la Legge di riordino del Terzo Settore è stata fatta ad uso e consumo delle grandi Organizzazioni, emarginando il Volontariato, il quale, senza dipendenti, dovrà sobbarcarsi una mole di lavoro dovuto ad adempimenti burocratici, pur legittimi per quegli enti del Terzo Settore che hanno bilanci pari a enti commerciali, anche se non possono distribuire per legge gli utili.

Questo Governo è formato da due partiti, che prima di arrivare al potere si erano dichiarati contrari a questa Legge di Riordino del Terzo Settore:  ora ci attendiamo da loro gesti concreti, ad esempio, staccare dal Codice del Terzo Settore Il Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017 rivisto dal D.Lgs. n. 105 del 3 agosto 2018 (G.U. n. 210 del 10 settembre 2018) il Volontariato che aveva una legge bellissima, la 266/91 che andava solo aggiornata.

I Padri della Legge 266/91 ( Legge Quadro del Volontariato), Mons. Nervo, Luciano Tavazza e la Maria Eletta Martini, avevano voluto quella legge per disciplinare il mondo del volontariato che si stava sviluppando e organizzando nel nostro Paese, prevedendo con l’art. 15 i CSV ( Centri di Servizio per il Volontariato ) con il compito di “promuovere, sostenere e qualificare l’attività di volontariato”  e con la loro lungimiranza, individuandone anche le risorse nel 1/15 degli utili delle Fondazioni bancarie perché il volontariato, avendo nella gratuità e nel dono l’anima del proprio impegno,  non poteva percepire pagamenti per le proprie prestazioni ed andava quindi sostenuto economicamente da un ente terzo, per essere indipendente dalla politica.

Ora, dopo tutta questa esorbitante polemica, ci attendiamo gesti concreti e non parole al vento. Se si vuole che il volontariato delle braccia che si protendono in avanti, delle carezze e dei sorrisi che non arricchiscono le tasche ma solo il cuore di chi dona prima ancora di chi riceve, continui a vivere, c’è bisogno che chi ci governa, faccia la sua parte.