L’Avis Regionale Sicilia è riuscita a fare sistema e a diffondere sempre più una cultura solidale tra i cittadini, continuando a credere nell’uguale dignità delle vite umane e nel diritto dell’eguaglianza sociale. Ha seguito pertanto il percorso tracciato da chi ha creduto nella gratuità del dono, nell’anonimato del gesto, nella cittadinanza solidale come fondamento di una convivenza civile basata su partecipazione, responsabilità, cooperazione, aggregazione, socializzazione e fiducia nei confronti di tutti coloro che quotidianamente danno il proprio contributo.
Assieme alla prof. Natalina Petralito abbiamo indirizzato l’Avis Sicilia al coinvolgimento, al rafforzamento ed alla fidelizzazione delle donne all’interno della nostra realtà regionale. Rosuccia Agnello, Viviana Riccobene e Joemi Bambina sono le tre giovanissime che rappresentano l’Avis Regionale Sicilia in Consiglio Nazionale Giovani e hanno il diritto di rappresentanza sia in consiglio direttivo che in Esecutivo Regionale. E’ arrivato pure un aiuto importante p di idee e di “educatività” da parte della prof. Giovanna Criscione già provveditore agli studi Ragusa e Siracusa per formare i referenti scuola e per sostenere le politiche giovanili ed avviare progetti per aggregare nuovi donatori e attivare percorsi anti bullismo nelle Scuole. Ci avvarremo delle nostre migliori risorse umane come la dott. Laura Marsala la prof. Anna Maria Aleo per referenti scuola nei quattro poli Universitari in Sicilia per valorizzare la dignità della persona umana nell’ottica del principio della cittadinanza attiva e per far leva sulle coscienze di tutti quei giovani studenti che rappresentano il futuro del nostro paese.
Sempre in quest’ottica la presenza nella Consulta Donne di Avis Sicilia dell’Avv. Claudia Calafiore con il reale supporto formativo da parte dei Centri Servizi del Volontariato ha iniziato il proprio percorso con lo scopo di aumentare la presenza e la partecipazione attiva delle donne nelle associazioni, per accrescerne ancor di più il senso di appartenenza, per creare nuove forme educative ai disagi sociali ed alle devianze giovanili nelle scuole e per eliminare quei neologismi che oggi si continuano a perpetrare nei confronti della donna, quali la subordinazione e le violenze volte ad annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico.
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